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SCRITTO...FORSE DA ME: LONEJEPS, CHE POI DOVREI ESSERE IO ( DIPENDE DALL'ORA, E IN CHE STATO SONO ) ALLE 02:59 DI venerdì, 14 settembre 2007 | in : geografia, catastrofi, clima, geologia
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Lago della Duchessa: un luogo incantato protetto dalle vette

I Monti della Duchessa comprendono alcune cime del massiccio del Monte Velino che domina Borgorose e Corvaro, nell'alta Valle del Salto.
Tra le due cime più alte di questi monti, il Murolungo (m 2184) e il Morrone (m 2141), giace il piccolo Lago della Duchessa, un limpido specchio d'acqua lungo 400 m e largo 150, situato a 1788 m di quota.
Il lago è alimentato dalle nevi e dalle acque meteoriche e subisce di conseguenza notevoli variazioni di livello.
Si ritiene che il lago sia di origine carsica. La sua forma un po' insolita, a otto, suggerisce l'idea che questo bacino sia derivato dalla fusione di due doline contigue.
Nel lago si abbevera il numeroso bestiame che pascola nelle praterie vicine durante l'estate. Talvolta vi sostano brevemente gli uccelli di passo.
Per raggiungere il lago da Borgorose, si può salire in macchina fino a Cartore, piccolo gruppo di case. Di lì a piedi, in 2 ore e mezza, o in fuoristrada si giunge fino alla Valle del Cieco, dalla quale il lago dista mezz’ora di cammino.
lagoduchessaD'inverno poi è un luogo bellissimo,a 1788 metri l'acqua ghiaccia e diventa uno scenario stupendo:
lagoduchessaghiacciato
Purtroppo però, visto che le ultime notizie danno l'Italia come il luogo dove la temperatura nel mondo è aumentata di più (azz che culo), a quanto pare adesso questo posto meraviglioso sopra descritto è diventato così:
acqua


Rimarrano solo le foto, ma essendo un laghetto alimentato da nevi e pioggie, speriamo che faccia abbastanza freddo quest'inverno per rivedere questi fantastici scenari...

ad maiora...gente!!!

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SCRITTO...FORSE DA ME: LONEJEPS, CHE POI DOVREI ESSERE IO ( DIPENDE DALL'ORA, E IN CHE STATO SONO ) ALLE 01:38 DI venerdì, 18 maggio 2007 | in : natura, geografia, catastrofi, geologia, notizie importanti
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NON PER ESSERE CATASTROFICI, MA PER RIFLETTERE...

WASHINGTON - Se prima era solo supposizioni attendibili, ora ci sono le prove: il Polo Sud si sta sciogliendo . Lo ha annunciato la Nasa, che ha mostrato al riguardo una precisa documentazione fotografica frutto di un'osservazione via satellite che riguarda il periodo compreso fra il 1999 e il 2005: per effetto del riscaldamento del pianeta, un'area dell'Antartico grande circa 400 mila chilometri quadrati mostra "evidenti segni di scioglimento". La ricerca, condotta nell'ambito di un progetto avviato dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dall' universita' del Colorado, ha permesso un paragone fotografico costante.
Grazie ad esso gli scienziati hanno potuto constatare che una zona occidentale dell'Antartide grande come l'Italia presenta modificazioni evidenti della natura morfologica di quei ghiacci. La Nasa ne parla come del "piu' significativo scioglimento osservato dai satelliti negli ultimi trent'anni".
"E' una novita' assoluta - ha spiegato il direttore dell'Istituto di Scienze Ambientali del Colorado, Konrad Steffen - anche perché a differenza di altre zone antartiche, questa penisola non aveva mai mostrato, nel recente passato, segni di scioglimento. Ma ora abbiamo la prova fotografica che lo scioglimento riguarda anche questa penisola". Lo scioglimento e' stato accertato in diverse zone della penisola occidentale, dove da sempre le temperature non superano mai lo zero e i ghiacci fino ad oggi erano considerati eterni. Non e' piu' cosi': la ricerca ha dimostrato che dal 2005 ad occhi per prolungati periodi di tempo le temperature hanno raggiunti anche i 5 gradi sopra lo zero. L'accertamento e' stato possibile grazie a un nuovo sistema messo a punto dalla Nasa che permette di distinguere i diversi tipi di ghiaccio che si sono via via formati. E' stato cosi' accertato che le aree in cui il ghiaccio si e' sciolto in acqua (per poi tornare ghiaccio) si sono estese come non non era successo mai negli ultimi trent'anni. Il ghiaccio sciolto e' rimasto sopra la superficie ghiacciata del continente antartico. Tuttavia se quell'acqua dovesse infiltrarsi negli enormi crepacci antartici fino a raggiungere il mare, le conseguenze sugli equilibri dell'ecosistema complessivo potrebbero essere significative. E' anche per questo che secondo la Nasa "é opportuno continuare a monitorare via satellite l'area, per capire se il fenomeno sia limitato nel tempo oppure a lungo termine".
(ANSA)

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SCRITTO...FORSE DA ME: LONEJEPS, CHE POI DOVREI ESSERE IO ( DIPENDE DALL'ORA, E IN CHE STATO SONO ) ALLE 01:11 DI giovedì, 21 settembre 2006 | in : natura, geografia, scienza, geologia
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DOPO TANTE COSE FRIVOLE UN PO' DI SERIETA' NON GUASTA!!!
ROMA - Un brindisi a una scoperta geologica di livello internazionale: l’hanno fatto ieri sera i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di Roma, mostrando il numero della rivista «Geology» che pubblica con rilievo un articolo in cui un gruppo di geofisici dell’ente annuncia che il nostro piccolo ma importante Mar Tirreno ha raggiunto il record m Carta della zona in cui è verificata la massima espansione del fondo del Tirrenoondiale di espansione del suo fondo: 20 centimetri l’anno, più di quanto possano vantare l’Oceano Atlantico o quello Pacifico.
«E’ successo tra 2 e 1,5 milioni di anni fa circa, in un tempo molto recente, geologicamente parlando, e in una zona situtata proprio nel cuore del Mar Tirreno, ad una latitudine corrispondente a quella di Cosenza -spiega il professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, che ha illustrato alla stampa i risultati della ricerca-. Lì il Tirreno presenta una piana abissale che sprofonda per ben 3500 metri sotto il livello del Mare. E lì si erge il vulcano sottomarino più grande d’Europa, Marsili, un gigante alto 3.000 metri, con un asse lungo una cinquantina di km. Un vulcano, per ora quiescente ma potenzialmente attivo, capace di generare eruzioni e tsunami che in pochi minuti potrebbero raggiungere le coste del Meridione d’Italia».
 OCEANIZZAZIONE -  Ma il senso di questa scoperta, dovuta a un gruppo di tre scienziati dell’Ingv che il professor Boschi tiene a citare uno per uno: Massimo Chiappini, Iacopo Nicolosi e Fabio Speranza, va ben al di là del record di espansione conquistato dal Tirreno. E’ una conferma che anche in un piccolo mare si possono instaurare quei processi geodinamici di oceanizzazione consistenti nella risalita di magma dall’interno della Terra e nella generazione di nuova crosta terrestre. Proprio come succede nel grande Oceano Atlantico e in quello pacifico, in corrispondenza delle cosiddette dorsali oceaniche. Studi recenti hanno permesso di ricostruire che nel Tirreno i processi di espansione sono iniziati circa 10 milioni di anni fa e, con l’alternarsi di periodi di accelerazione e di rallentamento, sono andati avanti fino a nostri tempi. Agli inizi il Tirreno era strettissimo, poi, assecondato dallo spostamento verso Est della catena Appenninica, si è andato allargando. L’espansione faceva aprire profonde fratture sul fondo del mare e risalire abbondanti flussi di magma che colmavano le ferite appena aperte. In alcuni punti nascevano anche i vulcani che costellano il Tirreno Centrale e Meridionale: la maggior parte oggi sommersi, come il gigante Marsili e i suoi vicini Palinuro, Glauco, Sisifo; altri emersi come Ustica e le Isole Eolie.
LA TECNICA - Sofisticata è la tecnica impiegata dai ricercatori Ingv per valutare la grande velocità di espansione nel centro del Tirreno. «Consiste in un’analisi che mette in evidenza le anomalie del campo magnetico terrestre provocate dalla particolare natura del sottosuolo e nella realizzazione di mappe in cui sono evidenziate tali anomalie –aggiunge Boschi-. Per compilarle i ricercatori si avvalgono di speciali sensori magnetici posti su aerei, elicotteri o navi che analizzando dall’alto la zona da esplorare. I nostri ricercatori si sono avvalsi anche di dati magnetici raccolti sin dal 1965 da altre istituzioni ed università e opportunamente rielaborati». A conclusione di questo lungo e paziente lavoro è arrivato, inaspettato, il premio della scoperta di prima grandezza: sovrapposte alla sagoma del vulcano Marsili, si sono evidenziate una serie di bande magnetiche che stanno a indicare la notevole velocità di espansione del fondo del Tirreno, 20 cm l’anno, come dire 20 metri ogni secolo, che andata avanti per oltre 1,5 milioni di anni. E oggi? L’espansione dell Tirreno sembra essersi fermata. Forse ha semplicemente rallentato ed è pronta a riprendere la sua corsa. Di certo si tratta di un processo da seguire attentamente, per le implicazioni legate ai rischi sismico e vulcanico che comporta.
20 settembre 2006
Franco Foresta Martin
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